lunedì 20 maggio 2013

Sorella Follia - Manuela Micheli


Mi piace entrare nel vostro mondo ed osservare da una posizione privilegiata le vostre vite. A volte mi intrufolo in casa senza che ve ne rendiate conto e vi guardo come se foste attori di quella commedia chiamata “Vita”. Ascolto le vostre esperienze, esulto per le vostre stesse gioie o piango condividendo tristezza e disperazione. Diciamo che per quelli come me si apre in tal senso un'unica distesa di infinite possibilità, cosa che non accade per alcuni dei miei parenti, che non hanno sentimenti né emozioni. Ah i miei parenti! Sono così seri e si credono di bell'aspetto solo perché hanno quelle grandi ali bianche. I demoni come me vengono visti invece come brutti e cattivi. Pazienza, è sempre stato così e sempre lo sarà.
Ho sentito qualcuno sussurrare all'orecchio del vicino e chiedere chi io sia. Non vi cambierebbe niente conoscere il mio nome. Vi basti sapere che ho visto abbastanza della situazione in cui vi trovate per essere allibito e sconsolato.
Questa riunione è stata indetta per valutare la situazione dell'uomo, il suo rapporto con il lavoro e di conseguenza, deduco, il suo rapporto anche con gli altri. Perché qui sta il nocciolo della questione, signori miei, è su questo che dovete focalizzare la vostra attenzione.
Partiamo dal principio. Oggi per strada una ragazza mi ha sfiorato involontariamente e in questo modo mi ha trasmesso la consapevolezza della sua esistenza. È giovane, laureata e sopratutto è una persona buona e degna di rispetto. Non lavora, ha fatto molti colloqui ma di questi tempi i disoccupati sembrano moltiplicarsi con un'insana frenesia. So per certo che ciò che la sconvolge di più è notare che agli annunci di lavoro trovati in Internet le persone segnalate, che hanno quindi inviato una propria candidatura, sono centinaia. Questo significa che non è sola nel proprio travaglio, ma anche che le sue speranze si affievoliscono. Come influisce ciò sul rapporto che questa giovane fanciulla, di nome Amanda, instaura con gli altri? Secondo voi, quando Amanda finalmente riuscirà ad avere un lavoro, magari sottopagato oppure tristemente per lei precario, come si comporterà nei confronti del suo prossimo? Ve lo dico io cosa farà, povera bambina: sarà sospettosa e spaventata, non saprà di chi fidarsi perché chiunque potrebbe tentare di sottrarle quel ruolo cercato a lungo. Dovrà sempre dimostrare più degli altri e sarà costretta a convivere con un senso di inadeguatezza esasperante, e non è nemmeno detto che sia sufficiente. Forse a sua volta, per puro spirito di sopravvivenza, diventerà una di quelle persone che non si fanno scrupoli a far del male a qualcuno. Se questo accadesse, io non me la prenderei solo con lei ma con chiunque sia complice della sua trasformazione; e ora sull'argomento si aprirebbero cento altre nuove prospettive di discussione, ma noi dobbiamo essere stringati, ce lo impongono.
Potreste obiettare che la mia natura appartiene a un altro mondo, potreste affermare con certezza che la mia testimonianza non è affidabile, perché salto da una vita all'altra senza un filo conduttore, perché parlo di cose nelle quali non sono coinvolto. Ma se lo faceste riderei di voi, ammesso che abbia l'ironia per farlo. La verità è che siete stressati, che vi affannate per una sopravvivenza resa sempre più difficile, che dopo un momento in cui vi eravate illusi di poter condurre una vita tranquilla e prospera qualcosa è andato storto. Non sta a me indicarvi cosa, dovete capirlo da soli e trovare una soluzione adeguata al problema, ma la situazione vi è sfuggita di mano.
La stanchezza genuina porta a una libera comprensione della bellezza di ciò che vi circonda, a un'accettazione del mondo per quello che è e che con il vostro lavoro potete migliorare. Lo stress al quale siete sottoposti, invece, va oltre questo e vi deteriora. È qualcosa che non influisce sul rapporto con gli altri esseri umani?
Vedo le vostre facce, non siete convinti, e allora io vi porto un altro esempio. Parliamo di Raffaele, dirigente in una famosa catena di negozi d'abbigliamento. Si è costruito una vita, ha una famiglia, è padre di due bambini ancora piccoli. Anche lui vive immerso in questo sistema, ne respira gli effetti devastanti, vive sulla propria pelle il prurito dell'incertezza e del sospetto. Cosa c'è che non va? C'è che nel momento in cui il mercato si ferma la sua azienda non ha più motivo di esistere. Questo significa che i negozi sottoposti al suo controllo devono, in un modo che personalmente ignoro, incrementare le vendite. Non ci sono soldi per assumere nuovo personale, Raffaele deve farsi bastare quello che c'è. Lo sforzo delle persone deve aumentare e le ore di lavoro devono raddoppiare, gli stipendi ovviamente, nel caso migliore, rimangono immutati. La legge glielo permette, o dove non lo permette è facilmente aggirabile.
Quanto altro devo parlare prima che riflettiate? Ma non la guardate la televisione, non ascoltate le testimonianze di quelle aziende che hanno dovuto chiudere per fallimento? Non vedete che non ci si sposa più, che non si fanno più figli, che i pensionati devono vendere la nuda proprietà delle proprie abitazioni?
Guardatevi attorno, non rimanete isolati nel vostro piccolo, insignificante, inutile angolo di Terra.
Siete il risultato di anni di assenteismo, di clientelismo, di sprechi e di sperperi... siete il risultato di anni di benessere a discapito del ragionevole progresso del sistema economico. E ora? Ora non so che dirvi, non posso aiutarvi, il mio lavoro si limita a descrivere ciò che voi non riuscite a vedere o che non ammettete o che non avete la forza e il potere di cambiare. Sono assegnato a voi non al resto del mondo, a voi soltanto, e quindi scusate se vi punto il dito contro ma ne ho uno per mano e mi piace usarlo.
E così, come ciò che sono, cioè un demone al quale non importa che fine facciate, lascio la riunione e vi lascio ai vostri discorsi, salutate Raffaele e Amanda da parte mia.