lunedì 24 febbraio 2014

La mente si difende: rimozione


Secondo Freud la psiche umana è paragonabile a un iceberg: la punta, visibile, esposta, rappresenta la parte conscia, quella che possiamo controllare e che si lega alla razionalità, mentre la parte sommersa, quella impercettibile ma pericolosa e predominante è l'inconscio. 
Nel momento in cui la mente entra in contatto con un evento potenzialmente dannoso per la propria sopravvivenza lo allontana dallo strato cosciente ed erge a protezione di sè stessa una serie di barriere psiocologiche che non permettono al ricordo di riemergere. L'evento non viene eliminato e dimenticato ma semplicemente nascosto. Si tratta quindi di un meccanismo di difesa e come tale può essere abbattuto.
Freud tentò varie strade al fine di studiare il fenomeno fino alla radice, passando anche per l'ipnosi e per il metodo delle libere associazioni. Quello che notò fu che spesso gli eventi rimossi coincidevano con traumi infantili molte volte di natura sessuale (e quando mai in fin dei conti i problemi dell'uomo per lo psicologo austriaco non sono riconducibili alla sfera sessuale? Poveri noi, dovremmo essere tutti "autoconsistenti" per andar bene).

La cosa più inquietante è che ciò che viene nascosto venne associato anche alla sfera del desiderio e delle fantasie distorte.

I sintomi più rilevanti di una rimozione di questo genere sono le amnesie legate ad angoscia, disadattamento e panico.

Ho trovato un link interessante che tratta l'argomento in maniera di certo non esaustiva ma chiara: Rimozione.


Quello che mi chiedo è quando questo meccanismo può diventare dannoso?
Qual'è la differenza tra autodifesa e "gabbia" nella quale rinchiudere una parte di noi stessi?
E' possibile rimuovere ed essere consapevoli di averlo fatto?
Una mente che rimuove può essere definita in qualche modo "malata"?
Sono solo alcune delle tante domande che mi verrebbero in mente e sulle quali mi fermo spesso a riflettere quando scrivo di certi argomenti.

Sono sincera, ho paura di quello che la psiche umana può arrivare a fare. E' come se fossimo macchine perfettamente funzionanti che a volte si rifiutano di farlo oppure che a seconda delle situazioni "lo fanno troppo bene". E, nel momento in cui qualcosa di così perfetto come la mente (della quale conosciamo purtroppo ancora così poco) mette in piedi un ingranaggio tale da non permetterti di ricordare, si innescano una serie di reazioni dolorosissime da invertire.
Non so se la rimozione sia un atto di forza o di debolezza (concetti aleatori ma che alla fine rendono l'idea di ciò che voglio dire) e non so se sia un bene o un male andar contro alla natura lavorando per contrastare il meccanismo.



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